Fonti principali dei dati

Le carriere universitarie degli studenti sono state ricostruite a partire dalle informazioni contenute nella banca dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti universitari (ANS) del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che raccoglie i dati amministrativi ricevuti dalle segreterie di ateneo. I dati riguardano tutti gli studenti iscritti in atenei italiani (pubblici e privati), ma non coprono per il momento altri enti di istruzione avanzata come l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica o gli Istituti Tecnici Superiori. Inoltre, non esistono banche dati integrate che tengano conto anche delle immatricolazioni in corsi di primo livello in atenei esteri che, in ogni caso, riguardano un numero molto limitato di diplomati.

I dati utilizzati per l’analisi sono stati forniti secondo criteri di ‘opacità’, in osservanza delle norme sulla tutela della privacy.

Dall’ANS, per ogni studente abbiamo attinto dati relativi a:

  • caratteristiche demografiche – genere, luogo di residenza, origine italiana/straniera;
  • studi scolastici compiuti - titolo di scuola media superiore conseguito, istituto che lo ha rilasciato, anno solare di conseguimento, votazione all’esame di Stato, età al diploma (bocciature);
  • caratteristiche del corso di studi - ateneo, classe del corso, sede didattica, denominazione corso, eventuale presenza di numero chiuso o programmato;
  • carriera universitaria - anno di immatricolazione, impegno a tempo pieno o parziale, crediti formativi acquisiti, crediti acquisiti per stage, crediti riconosciuti validi per il corso, esami, votazione.
  • Le informazioni aggregate sui diplomati di ogni scuola (numero diplomati, voto medio, tassi di prosecuzione) sono state attinte dalla banca dati La Scuola in Chiaro del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca liberamente accessibile sul web.

Studenti considerati

Consideriamo sia gli immatricolati iscritti regolarmente, quelli cioè che hanno proseguito gli studi al livello universitario immediatamente dopo aver conseguito il diploma, che quelli “ritardatari”, che si iscrivono al massimo entro 2 anni dal conseguimento del diploma, per un totale di 716.447 studenti.

A causa del lento aggiornamento dell’ANS scegliamo i più recenti anni accademici per i quali l’informazione è completa e consolidata: 2010/11, 2011/2012 e 2012/2013. Dunque, gli ultimi esami presi in analisi sono quelli sostenuti entro la primavera 2014 dagli immatricolati dell’ultimo dei tre anni accademici considerati.

Metodologia

Quali indicatori di performance?

Per comparare la capacità delle scuole di preparare per gli studi universitari si sono presi in considerazione due indicatori:

  • Media dei voti conseguiti agli esami universitari, ponderata per i crediti formativi di ciascun esame per tenere conto dei diversi carichi di lavoro ad essi associati;
  • Crediti formativi universitari ottenuti, in percentuale sul totale previsto.

Se considerati congiuntamente, i due indicatori sono in grado di dirci non solo quanti esami hanno superato gli studenti una scuola (velocità negli studi) ma anche come li hanno superati (profitto degli studi).

Sono entrambi aspetti cruciali del successo nei percorsi universitari: superare tanti esami ma con voti bassi farà conseguire un titolo di scarso valore, perché molte cose che andavano imparate non sono state apprese adeguatamente; specularmente, prendere ottimi voti ma in tempi lunghissimi e ben superiori alla durata legale del corso di studi, spesso riflette un amore per il perfezionismo che non sempre si concilia con le esigenze di rapidità e concretezza della società contemporanea. Una recente ricerca della Fondazione Agnelli (I nuovi laureati. La riforma del 3+2 alla prova del mercato del lavoro, Editori Laterza, Bari, 2012) ha rivelato che i datori di lavoro tengono in forte considerazione l’età di conseguimento della laurea e spesso preferiscono laureati molto giovani, sebbene non a pieni voti, a laureati con voti alti ma sulla soglia dei trent’anni.

Per queste ragioni offriamo per la comparazione anche un indicatore sintetico che tenga conto al contempo della media e della percentuale di crediti conseguiti: l’Indice FGA.

L’Indice FGA riporta i due indicatori sulla stessa scala (da 0 a 100) e dà loro lo stesso peso (50%/50%).

Quali esami?

Guardiamo ai risultati conseguiti nel solo primo anno di corso per tre ragioni:

  • All’università bisogna partire con il piede giusto. Chi abbandona il corso di studi ha quasi sempre un libretto di esami vuoto al primo anno (studente inattivo). Dai dati dell’ANS risulta che oltre il 60% di coloro che abbandonano non ha sostenuto alcun esame. Se si considerano anche coloro che hanno sostenuto al massimo due esami nel primo biennio, la percentuale sale all’80%.
  • Una buona scuola favorisce innanzitutto un migliore impatto con l’università. Dopo il primo anno, il successo negli studi risente via via meno dell’influenza delle scuole di provenienza e sempre più dell’esperienza acquisita sul campo (come si frequenta un’università? qual è il miglior metodo di studio? come si struttura un piano di studi? come si programma il proprio calendario degli esami?).
  • I corsi di laurea hanno diverse articolazioni e durate. Per questo è preferibile confrontare gli esiti nel primo quando in ogni corso di laurea vengono impartiti gli insegnamenti di base propedeutici per l’intero percorso di studi.

Come rendere comparabili i risultati universitari?

Le performance universitarie dei singoli studenti possono essere considerate come il risultato di un insieme di fattori che operano congiuntamente.

A parità di abilità, preparazione e impegno, di certo contano le scelte universitarie. Gli atenei e i corsi di studio differiscono tra loro in termini di severità, difficoltà intrinseca, coerenza con gli studi precedenti e altri fattori che possono avere un impatto sulla capacità degli studenti di superare gli esami e conseguire buone valutazioni.

Qualsiasi tipo di considerazione sui meriti dei singoli studenti e delle scuole che li hanno preparati alla prosecuzione universitaria deve dunque prescindere dai possibili effetti distorsivi delle scelte universitarie degli individui. Se frequentare un corso di studio triennale sanitario presso un determinato ateneo vuol dire avere una carriera universitaria più agevole - per facilità nell’acquisizione dei crediti e per politiche di voto - rispetto al frequentare una facoltà scientifica presso un altro ateneo, bisogna evitare che una scuola che abbia più diplomati nel primo che nel secondo corso di laurea risulti avvantaggiata nel giudizio. Per questa ragione, i confronti tra studenti sono stati effettuati per gruppi omogenei rispetto alle scelte universitarie compiute.

Dal punto di vista tecnico questa operazione è compiuta calcolando dei fattori di correzione dei punteggi legati a ciascun corso di laurea di ogni ateneo. Il modello impiegato consiste in una regressione multivariata che tiene conto per quanto possibile anche della possibile “selezione favorevole” in termini di profili di abilità degli studenti in particolari corsi di laurea.

In definitiva, dopo la “normalizzazione”, è come se gli studenti di tutta Italia frequentassero lo stesso corso di laurea nello stesso ateneo, il che rende le loro performance finalmente comparabili.

Maggiori dettagli metodologici sono rinvenibili nel documento tecnico scaricabile da questo portale.

Dai singoli studenti alle scuole

Una volta rese comparabili le performance universitarie degli studenti se ne può ricondurre la qualità alle scuole in cui hanno conseguito il diploma. La capacità di una scuola di preparare bene agli studi universitari sarà infatti rivelata dalla media delle performance dei suoi studenti nei tre anni considerati.

Tenere conto di tre anni successivi fa sì che le scuole vengano valutate per la capacità educativa espressa da un numero maggiore di consigli di classe (insegnanti). La misura sarà dunque più realistica poiché meno dipendente dalle particolarità di una singola “annata” di diplomati e/o di un piccolo gruppo di docenti.

Quali scuole?

Non tutte le scuole hanno come missione primaria quella di preparare i propri studenti alla prosecuzione in corsi universitari. Alcune, come gli istituti professionali, perseguono principalmente l’obiettivo di favorire l’ingresso sul mercato del lavoro dei propri diplomati. Da queste scuole, meno di uno studente su quattro transita all’università. Pertanto, non avrebbe senso valutarle primariamente in base al criterio dei risultati universitari. All’opposto, quasi tutti gli studenti dei licei classici e scientifici proseguono gli studi e la stessa scelta è compiuta per un numero considerevole di diplomati dei licei linguistici (3 su 4) e degli ex licei Psico-Pedagogici (oggi Scienze Umane). Per gli istituti tecnici le cose si fanno un po’ più complicate: nonostante abbiano una chiaro intento professionalizzante, ad oggi, una percentuale considerevole dei loro diplomati (in media almeno 1 su 3) preferisce la prosecuzione degli studi al livello universitario piuttosto che l’ingresso immediato nel mercato del lavoro.

Per queste ragioni abbiamo preferito limitare la nostra analisi alle scuole di indirizzo liceale e tecnico, pur dovendo escludere i licei artistici i cui diplomati si iscrivono in larga misura alle Accademie delle Belle Arti per le quali non disponiamo di dati, non essendo contenuti nell’ANS.

Per dare una maggiore solidità statistica ai risultati, abbiamo deciso di considerare solo le scuole con indirizzi di studio (classico, scientifico, scienze umane, linguistico, economico e tecnologico, così come sono oggi classificati dopo la riforma della scuola secondaria di II grado del 2010) che mandano un congruo numero di studenti all’università (almeno 1 su 3) e che di fatto devono avere tra i propri obiettivi formativi quello di fornire buone competenze di base e di curare l’orientamento delle scelte.

Sempre per ragioni di solidità statistica dei risultati, per evitare che il risultato complessivo dipenda dalle performance di pochi studenti particolarmente brillanti o carenti, abbiamo introdotto un’altra condizione: consideriamo solo le scuole che per almeno un indirizzo di studio mandano all’università un numero non inferiore a 21 diplomati (la dimensione media di una classe quinta) nell’arco del triennio considerato.

Dunque, adottiamo sia una soglia relativa (almeno un terzo di diplomati per indirizzo di studio devono proseguire) che una soglia assoluta (almeno 21 studenti per indirizzo di studio in un triennio) per attenuare il rischio di misurazioni distorte.

Quali confronti?

Affinché le informazioni fornite siano rilevanti per le scelte degli studenti e per la riflessione sul proprio operato da parte delle scuole proponiamo la possibilità di confrontare le scuole solo con altre scuole dello stesso tipo su un territorio circoscritto. Il motore di ricerca di Eduscopio permette di confrontare, dunque, licei classici con licei classici, istituti tecnici economici con istituti tecnici economici, e così via.

La ragioni di questa scelta sono semplici.

In primo luogo, confrontare scuole che offrono indirizzi di studio differenti è fuorviante per lo studente. Ogni indirizzo di studio presenta una proposta formativa specifica che valorizza in modo differenziato le abilità e le conoscenze pregresse degli studenti. Per avere un percorso di studio proficuo e senza pericoli di insuccesso lo studente dovrebbe optare per indirizzi formativi che valorizzino i suoi punti di forza e i suoi interessi. Per questo serve un buon processo di orientamento alle scuole medie. Qualsiasi comparazione della qualità formativa delle scuole, come quella qui proposta, fornisce un ulteriore elemento di riflessione per la scelta, ma non può sostituirsi al processo di orientamento, che invece è presupposto.

In secondo luogo, mentre nella scelta della sede universitaria vi è un notevole grado di mobilità degli studenti che spesso decidono di proseguire gli studi lontano da casa, quando si sceglie una scuola secondaria di II grado la mobilità è ridotta. Il perimetro delle scelte è per forza di cose limitato a un raggio di pochi chilometri dal luogo di residenza. Per questa ragione, è del tutto irrilevante per uno studente sapere dov’è localizzata la scuola dell’indirizzo prescelto che offre in assoluto le migliori basi per gli studi universitari, se quella scuola non è per lui raggiungibile. Mentre ha molto più senso avere a disposizione una comparazione delle scuole che operano in prossimità della propria abitazione o a una distanza relativamente ridotta e percorribile su base quotidiana.

Considerazioni analoghe valgono per le scuole. Potersi confrontare con scuole dello stesso tipo, fornisce loro delle indicazioni utili, poiché basate su comparazioni eque. È noto che nel sistema educativo italiano ci può essere molta differenza in partenza tra gli studenti che scelgono diversi indirizzi di studio, sia in termini di risultati scolastici pregressi che di condizioni sociali, culturali ed economiche della famiglia. Questi sono fattori che influenzano gli esiti di apprendimento indipendentemente dall’operato delle scuole; per questo, affinché i confronti siano realmente informativi, bisogna comparare grandezze omogenee, cioè scuole con condizioni di partenza analoghe.

Allo stesso modo, anche le condizioni dei contesti educativi nei quali le scuole operano, in termini di ricchezza economica e di capitale umano, possono influire sulla loro capacità di promuovere apprendimenti di qualità. Esistono vincoli e opportunità strettamente legate al territorio di riferimento e la qualità delle scuole si manifesta anche nella loro capacità di attenuare gli effetti dei primi e di cogliere le seconde. Quello che le scuole non possono fare autonomamente e in tempi brevi, invece, è modificare il contesto di riferimento. Dunque, una valutazione equa e utile alla riflessione sul proprio operato è quella che mette a confronto scuole dello stesso tipo operanti in un medesimo contesto territoriale.


Ma da questa seconda edizione esiste anche un’altra possibilità: confrontare una scuola con sé stessa. Infatti, rendiamo disponibili e scaricabili in pdf sia le schede aggiornate (edizione 2015) che quelle relative alla prima edizione (edizione 2014). In questo modo si possono osservare le variazioni nel tempo degli indicatori traendone indicazioni su come l’efficacia formativa della scuola e le scelte dei suoi diplomati si stiano modificando.

Scarica il documento tecnico sulla metodologia di Eduscopio.it.